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Circular Economy Act 2026: cosa cambia per l'industria europea tra mercato unico dei materiali e nuovi obblighi

La Commissione Europea e gli stakeholder industriali stanno definendo il testo definitivo del Circular Economy Act (CEA)

Il dibattito normativo europeo sulla transizione ecologica ha subito, ormai, un'accelerazione importante: la Commissione Europea e gli stakeholder industriali stanno definendo il testo definitivo del Circular Economy Act (CEA).

Inserito come pilastro centrale del Clean Industrial Deal, il Circular Economy Act non è una semplice direttiva di gestione dei rifiuti, ma una vera e propria legge quadro sulla competitività industriale. L'obiettivo strategico dichiarato da Bruxelles è chiaro: raddoppiare il tasso di circolarità dell'Unione Europea dal 12% al 24% entro il 2030, riducendo la dipendenza geopolitica da materie prime critiche e abbattendo i colli di bottiglia normativi che frammentano il mercato interno.

 Appofondiamo nell'articolo le principali direttrici emerse negli ultimi sviluppi istituzionali e il loro impatto operativo per le imprese. 

Le principali novità chiave del Circular Economy Act 

  • Mercato Unico delle Materie Prime Seconde (MPS): Abbattimento delle barriere transfrontaliere per la circolazione dei materiali riciclati e standardizzazione europea dei criteri End-of-Waste (cessazione della qualifica di rifiuto).

  • Riforma dell'EPR (Responsabilità Estesa del Produttore): Verso l'armonizzazione dei contributi ambientali a livello UE con modulazione tariffaria proporzionata alla reale riciclabilità e disassemblabilità dei prodotti.

  • Acquisti Verdi (Green Public Procurement) e quote minime di riciclato: Introduzione di requisiti vincolanti per l'integrazione di materiali secondari nelle commesse pubbliche e nelle filiere strategiche (plastica, RAEE, batterie, edilizia).

  • Digitalizzazione e tracciabilità: Integrazione con il Passaporto Digitale di Prodotto (DPP) e snellimento delle procedure di spedizione transfrontaliera dei rifiuti tramite piattaforme elettroniche condivise (sistema Diwass).

Dal Green Deal al Clean Industrial Deal: perché il Circular Economy Act riscrive le regole?

Con il Circular Economy Act si assiste a un cambio di paradigma: la circolarità diventa il fulcro della resilienza economica europea.Negli ultimi anni la sostenibilità aziendale è stata guidata principalmente da adempimenti di rendicontazione (come la direttiva CSRD) e dalla prevenzione del danno ambientale. Durante gli incontri bilaterali tra la Commissione Europea e le principali federazioni industriali (come SGI Europe e le associazioni della manifattura e della chimica), è emersa con forza una priorità: l'eccessiva eterogeneità normativa tra i singoli Stati membri rappresenta oggi il principale freno agli investimenti in economia circolare.

Oggi, un rifiuto rigenerato o un sottoprodotto che soddisfa i criteri per tornare materia prima in uno Stato membro rischia di essere classificato come rifiuto illegale appena varca una frontiera. Il CEA mira a sanare questa asimmetria introducendo un corpus uniforme valido per l'intera Unione.

 

I 4 pilastri del provvedimento 

1. Istituzione del Mercato Unico delle Materie Prime Seconde

Il provvedimento interviene sia sull'offerta che sulla domanda di materiali riciclati. Da un lato, stabilisce criteri End-of-Waste standardizzati a livello continentale per metalli, plastiche complesse e rifiuti da costruzione e demolizione. Dall'altro, introduce incentivi e quote minime di assorbimento industriale per evitare che i materiali vergini importati da Paesi terzi a basso costo continuino a marginalizzare le filiere del riciclo europee.

2. Revisione orizzontale dell'EPR (Extended Producer Responsibility)

Le recenti consultazioni hanno evidenziato la necessità di superare i 27 sistemi nazionali di Responsabilità Estesa del Produttore. Il nuovo atto normativo prevede una copertura totale e trasparente dei costi di fine vita (full cost coverage), associata a una tassazione modulata: chi progetta beni facili da riparare e riciclare vedrà abbattuto il contributo ambientale, mentre chi utilizza sostanze o design ostativi al recupero sosterrà oneri sensibilmente superiori.

3. Digitalizzazione e accelerazione burocratica: il connubio tra DPP e Diwass

Il Circular Economy Act consolida il collegamento con il Passaporto Digitale di Prodotto (DPP) derivato dal regolamento Ecodesign (ESPR), imponendo la tracciabilità delle sostanze preoccupanti e della composizione materica lungo tutta la filiera. La conformità non sarà più affidata ad autocertificazioni cartacee.  Sul fronte della logistica industriale, si raccorda all'adozione del sistema digitale per le spedizioni transfrontaliere dei rifiuti, velocizzando i passaggi doganali per i flussi destinati al recupero.

4. Spinta sui mercati guida tramite il Green Public Procurement (GPP)

Per garantire che la transizione non ricada esclusivamente sui bilanci delle aziende private, la Commissione sta perfezionando criteri vincolanti di circolarità per gli appalti pubblici europei. La spesa pubblica diventerà così il principale acquirente di ancoraggio per manufatti a ridotta impronta di carbonio e a elevato contenuto di riciclato.

Come preparare la supply chain aziendale alle nuove disposizioni

Le aziende manifatturiere e industriali non devono attendere il completamento dell'iter parlamentare per avviare l'adeguamento. Da dove bisogna iniziare?

  1. Audit dell'impronta materica e studi LCA: Importante mappare l'origine dei materiali impiegati nei cicli produttivi attraverso valutazioni del ciclo di vita (Life Cycle Assessment) per individuare le vulnerabilità di fornitura.

  2. Progettazione "Recyclable-by-Design": Fondamentale è rivedere il packaging e l'assemblaggio dei componenti, eliminando leganti o additivi chimici che ostacolano il disassemblaggio e il riciclo meccanico o chimico.

  3. Patti di simbiosi industriale: Strutturare partnership con altre realtà produttive per trasformare scarti di processo in risorse per impianti adiacenti, anticipando i requisiti di tracciabilità digitale.

L'evoluzione del Circular Economy Act conferma che l'efficienza nell'uso delle risorse non è più un capitolo  soltanto marginale di sostenibilità: per il mercato unico europeo è diventatato ormai il nuovo parametro della competitività globale.

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Redazione Interna

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